Prima o poi succede a tutti noi che facciamo musica: iniziamo a studiare uno strumento, entriamo a far parte della nostra prima band e, per risparmiare sull’affitto di una sala prove (se ce ne sono in città), mettiamo a disposizione il nostro garage, una stanza in campagna o ci troviamo un locale libero. Dopo un po’ ci accorgiamo che non riusciamo a sentire il nostro strumento perché il frastuono della batteria ci sovrasta, che il basso fa tremare le finestre, che non siamo più disposti a sopportare le orecchie che ci fischiano a fine giornata e qualche volta rischiamo pure di ritrovarci i nostri vicini davanti alla porta con una mazza chiodata in mano!
Lo smanettone del gruppo (nel mio si chiamava Roberto… ciao Robbè!!!) propone, allora, la soluzione più semplice ai nostri problemi: «Perché non rivestiamo le pareti con i cartoni delle uova? Non costano niente e funzionano!».
E sia!
Dopo qualche giorno di lavoro, ci ritroviamo con una stanza la cui vista brucia gli occhi, ma in compenso una delicata fragranza di pollaio scaldato dal sole di agosto allieta le nostre giornate. Poco male, è pur sempre una sala prove: le bottiglie di birra sono lasciate a seccare negli angoli e le cicche di sigarette accumulate nei posacenere Cinzano formano graziose opere d’arte rassomiglianti a piccole piante grasse. Quel che importa è che i cartoni funzionino e devono funzionare, dato che noi la differenza di suono la percepiamo chiaramente.
Sì, è vero, i cartoni assorbono il suono, ma non come sarebbe giusto o necessario.
Ogni stanza è una scatola. Ogni scatola ha una frequenza di risonanza (beh, in realtà più di una, ma assecondatemi). Più la stanza è grande e più questa frequenza si sposta in basso. In una stanza di piccole o medie dimensioni, le onde che si accumulano creando delle risonanze problematiche si trovano, dipendentemente dalla forma, dalle dimensioni e dai materiali che compongono le pareti, dai 200 Hz (o poco più) in giù. E’ in questa zona che è necessario assorbire il suono.
Qui in basso, riporto una misurazione acustica eseguita sui cartoni delle uova.

Sull’asse delle ascisse troviamo le frequenze in Hertz (Hz) e sull’asse delle ordinate il coefficiente di assorbimento in Sabine (SI). Il numero 0 indica capacità di assorbimento minima e il numero 1 quella massima. Tanto per capirci, una finestra aperta, che lascia passare il suono verso l’esterno, ha capacità di assorbimento pari a 1, dal momento in cui il suono non tornerà più all’interno della stanza ma verrà disperso. Risultati superiori a 1, nelle misurazioni, sono possibili, ma provocati dalla diffrazione dell’oggetto da misurare e non ne definiscono il potere assorbitivo. Se l’ultima frase era troppo impegnativa.. ignoratela! 🙂
Come possiamo vedere dal grafico i cartoni hanno un coefficiente di assorbimento di (più o meno) 0.73 Sabine tra i 630 Hz e gli 800 Hz. A partire dai 2000 Hz in su, il potere assorbente dei cartoni si alza fino a raggiungere 0.8 Sabine sui 5000 Hz. Dai 500 Hz in giù, i cartoni non sono in grado di assorbire efficacemente il suono perché composti da un materiale troppo sottile e troppo poco denso. Se è vero, come è vero, che il nostro compito è quello di bilanciare il suono della nostra stanza, i cartoni delle uova non soltanto sono inutili, ma dannosi. Sono le frequenze basse che, a causa delle risonanze modali, abbondano in una stanza di medie dimensioni, quindi assorbire le frequenze alte e medio-alte è l’ultima cosa che vogliamo.
Sì, è vero: riusciamo a percepire una differenza sonora grazie al loro impiego, ma quello che sentiamo è l’effetto dell’assorbimento alle frequenze alte, laddove il nostro orecchio è più sensibile. Probabilmente, il cartone è capace di assorbire parte delle prime riflessioni – quelle che noi esseri umani sfruttiamo per capire le dimensioni dell’ambiente in cui ci troviamo e la nostra distanza dalle pareti – e questo è abbastanza per farci percepire un cambiamento drastico sul suono della nostra voce, ma una sala dedicata alla musica deve essere in grado di far sentire al meglio strumenti musicali che hanno un’estensione maggiore di quella della voce umana.
Molto meglio andare dal vostro negozio di fai da te di fiducia, prendere una dozzina di questi “cosi” di lana di roccia e buttarli negli angoli senza nemmeno disimballarli: la lana di roccia assorbirà le frequenze basse e la plastica rifletterà quelle alte. Se poi i “cosi” li prenderete in rotoli, le frequenze alte verranno addirittura diffuse (beh, perlomeno sparpagliate) in tutte le direzioni. Brutti da vedere? Sì, ma almeno non puzzano di stalla! 🙂 Abbiate solo l’accortezza di coprire ogni parte di lana di roccia esposta con un involucro di plastica o un tessuto, in modo che le fibre non svolazzino libere nell’aria e finiscano dritte nei vostri polmoni. Questa è, ovviamente una soluzione semplicistica ad un problema molto complesso, ma se non volete spendere molto, è la migliore. Solo dopo aver trattato gli angoli e se lo riterrete necessario, potrete decidere di aggiungere del materiale poroso sulle pareti per assorbire le frequenze più alte. Più questo materiale sarà spesso (o denso) e più in basso si estenderà la sua capacità di assorbimento.
Ah, giusto per chiarire un concetto: trattare una stanza acusticamente non significa isolarla e i cartoni delle uova non isolano. A tale scopo è necessario costruire un sistema massa-molla-massa (come un pavimento flottante o un soffitto sospeso). Spesso, invece, è l’aria a fungere da molla (nel caso delle pareti).
Spiacente di avervi dato brutte notizie, ma non avrebbe senso spendere milioni per costruire uno studio di registrazione se ci fosse un’altra soluzione! 🙂
